Eravamo rimasti qui.
Vi risparmio le fregnacce sul lavoro che mi impegna, la fidanzata, la famiglia, gli amici, il Pd, etc...
Non c'ho avuto tempo e voglia. L'importante è che adesso completo, giusto?
Chiusa la disamina da nessuno richiesta, sono in viaggio verso l'ambasciata italiana.
Sono tranquillo, penso che il peggio sia passato.
Chiaro, che vuoi che mi succeda peggio di così?
Arrivo, suono, entro.
Passaggio sotto il metal detector, saluti gentili dalla guardia di sorveglianza, ambiente pulito e ordinato.
Manco sembra l'ambasciata italiana.
Infatti non lo è.
Lascio l'ambasciata tedesca, in cui ero entrato per sbaglio ed entro in quella italiana.
Mi sento subito a casa:
spoglia, disordinata, mezza vuota, attesa lunga, entro dentro gli uffici, ancora attesa, personaggio con chiaro accento romano che mi dice “dica”, gli dico, mi dice di attendere, attendo, attendo, attendo, arriva una tizia, una responsabile.
Le do i documenti che mi ha dato la polizia ceca.
E le foto dove sono?
Quali foto?
Le fototessera da apporre sul permesso di espatrio, no?
No. Cacchio, no!
Dove stava scritto dovessi portarle??
La tizia ci pensa, sbianca, mi dice “ma la mia collega non le ha detto niente...?”
Il cupo terrore che in quel giorno d'estate più volte mi aveva attraversato oramai conosceva la strada:
su per la spina dorsale, fino al collo.
No. Non mi ha detto niente, la sua fantomatica collega.
Cosa succede adesso, rimango qui perché non ho la foto e i fotografi sono quasi chiusi? - le chiedo con aria quasi di scherno. Il suo colorito paonazzo mi fa capire che se non trovo un fotografo SUBITO rimango davvero a Praga.
Vorrei prendere la cosa con filosofia. Tipo cominciare a sfasciare tutto con una copia dell'apologia di Socrate, ma deciso di procrastinare e di cercare il fotografo.
Lo trovo in piazza, sono senza soldi, torno all'ambasciata, no, qui non diamo soldi ai turisti che rimangono senza soldi, bisogna fare una richiesta, che viene spedita in patria, poi serve l'autorizzazione del ministero, ma l'aereo mi parte domani, ma qui mica siamo nell'ambasciata tedesca, lo so, ci sono appena entrato, magari ci torno e li chiedo a loro i soldi, lo faccia, sono tedeschi, magari glieli danno, ma mi vergogno, di chiedere soldi?, no, di essere italiano...
Mi conto i soldi, sono pochissimi, ma forse ci bastano, vado dal fotografo, sono 125 corone, comincio a contarle, una corona, due corone(davvero!!!), a 120 corone il tizio mi dice, ok, basta, te la faccio la foto.
Mi fa la foto.
Sembro uno cui hanno appena rubato il portafoglio.
Vado all'ambasciata, mi rilasciano il documento, torno in albergo, ce l'ho fatta!
Sento nella testa uno scrosciare festante di applausi, sono i miei neuroni che, rilassati un po', applaudono all'impresa.
Ho persino voglia di uscire, prendo la fidanzata – che avevo accolto la notizia del furto con serenità e tranquillità, come dimostra la foto sotto:

Andiamo in un pub ceco. Meraviglioso.
3 euro per due secondi piatti, birra a non finire, musica, ambiente da centro sociale, calcetto, freccette, tavoli in legno massiccio. Bello.
Torniamo stanchi, ma allegri, nonostante tutto.
Il volo di rientro è più tranquillo dell'andata. Valentina mi causa solo qualche lieve escoriazione dovuta a qualche vuoto d'aria, ma ce la facciamo.
Torniamo a Catania.
E ben poche volte la mia città mi era sembrata così bella.
Alle prossime travel chronicles:
Istanbul!
Ci si legge tra qualche giorno, gente!
Vi risparmio le fregnacce sul lavoro che mi impegna, la fidanzata, la famiglia, gli amici, il Pd, etc...
Non c'ho avuto tempo e voglia. L'importante è che adesso completo, giusto?
Chiusa la disamina da nessuno richiesta, sono in viaggio verso l'ambasciata italiana.
Sono tranquillo, penso che il peggio sia passato.
Chiaro, che vuoi che mi succeda peggio di così?
Arrivo, suono, entro.
Passaggio sotto il metal detector, saluti gentili dalla guardia di sorveglianza, ambiente pulito e ordinato.
Manco sembra l'ambasciata italiana.
Infatti non lo è.
Lascio l'ambasciata tedesca, in cui ero entrato per sbaglio ed entro in quella italiana.
Mi sento subito a casa:
spoglia, disordinata, mezza vuota, attesa lunga, entro dentro gli uffici, ancora attesa, personaggio con chiaro accento romano che mi dice “dica”, gli dico, mi dice di attendere, attendo, attendo, attendo, arriva una tizia, una responsabile.
Le do i documenti che mi ha dato la polizia ceca.
E le foto dove sono?
Quali foto?
Le fototessera da apporre sul permesso di espatrio, no?
No. Cacchio, no!
Dove stava scritto dovessi portarle??
La tizia ci pensa, sbianca, mi dice “ma la mia collega non le ha detto niente...?”
Il cupo terrore che in quel giorno d'estate più volte mi aveva attraversato oramai conosceva la strada:
su per la spina dorsale, fino al collo.
No. Non mi ha detto niente, la sua fantomatica collega.
Cosa succede adesso, rimango qui perché non ho la foto e i fotografi sono quasi chiusi? - le chiedo con aria quasi di scherno. Il suo colorito paonazzo mi fa capire che se non trovo un fotografo SUBITO rimango davvero a Praga.
Vorrei prendere la cosa con filosofia. Tipo cominciare a sfasciare tutto con una copia dell'apologia di Socrate, ma deciso di procrastinare e di cercare il fotografo.
Lo trovo in piazza, sono senza soldi, torno all'ambasciata, no, qui non diamo soldi ai turisti che rimangono senza soldi, bisogna fare una richiesta, che viene spedita in patria, poi serve l'autorizzazione del ministero, ma l'aereo mi parte domani, ma qui mica siamo nell'ambasciata tedesca, lo so, ci sono appena entrato, magari ci torno e li chiedo a loro i soldi, lo faccia, sono tedeschi, magari glieli danno, ma mi vergogno, di chiedere soldi?, no, di essere italiano...
Mi conto i soldi, sono pochissimi, ma forse ci bastano, vado dal fotografo, sono 125 corone, comincio a contarle, una corona, due corone(davvero!!!), a 120 corone il tizio mi dice, ok, basta, te la faccio la foto.
Mi fa la foto.
Sembro uno cui hanno appena rubato il portafoglio.
Vado all'ambasciata, mi rilasciano il documento, torno in albergo, ce l'ho fatta!
Sento nella testa uno scrosciare festante di applausi, sono i miei neuroni che, rilassati un po', applaudono all'impresa.
Ho persino voglia di uscire, prendo la fidanzata – che avevo accolto la notizia del furto con serenità e tranquillità, come dimostra la foto sotto:

Andiamo in un pub ceco. Meraviglioso.
3 euro per due secondi piatti, birra a non finire, musica, ambiente da centro sociale, calcetto, freccette, tavoli in legno massiccio. Bello.
Torniamo stanchi, ma allegri, nonostante tutto.
Il volo di rientro è più tranquillo dell'andata. Valentina mi causa solo qualche lieve escoriazione dovuta a qualche vuoto d'aria, ma ce la facciamo.
Torniamo a Catania.
E ben poche volte la mia città mi era sembrata così bella.
Alle prossime travel chronicles:
Istanbul!
Ci si legge tra qualche giorno, gente!
- author: d4rkcloud
- category: praga, travel chronicles
- comments: commenti (7)(popup) | View blog reactions | commenti (7)
Vota su OkNotizie






















