
Nella foto: l'ennesima dimostrazione che il nostro eroe non ha proprio un cacchio di meglio da fare.
Pensavo davvero il peggio fosse passato.
Invece.
Arrivo a Roma, diretto a Fiumicino.
Incontro la mia fidanzata, ospite di parenti lì e ci prepariamo a partire su un volo della “Smart Wings”, compagnia low cost ceca.
Già il fatto che fosse un low cost farebbe preoccupare i più.
Il fatto che fosse ceca poi...
Saliamo sull'aereo. Con appena tre ore di ritardo.
La mia fidanzata, da qui in poi Valentina, diciamo non ha un buon rapporto con i voli.
E la reazione misurata con cui si appresta a partire lo dimostra:
mi si aggrappa al braccio destro e comincia a piangere appena si accendono i motori.
Dalla parte opposta c'è una scena simile, con la differenza che è il fidanzato a stringere il braccio della compagna, tremando.
Uno sguardo d'intesa con la tipa, della serie “ma chi cacchio ce l'ha fatto fare?” e si parte.
Partenza regolare, me la cavo con una semplice escoriazione al braccio.
Quando Valentina stringe, non scherza...
Volo tranquillo per quasi tre quarti d'ora, un miracolo!
Figuratevi che per scusarsi del ritardo, ci offrono dei panini con dell'ottimo prosciutto ceco, e delle bibite.
Quasi quasi mi sto ricredendo.
Illuso...
Stiamo per arrivare quando l'aereo, di botto, va in picchiata.
Non scende, va proprio in picchiata!!!
Immagino questo dialogo all'interno della cabina di pilotaggio:
1° pilota: sai, non vedo l'ora di arrivare a Kiev...
2° pilota: Kiev?? ma siamo diretti a Praga!!!
1° pilota: oh, cacchio...
E giù in picchiata!
Ora. Immaginate se per la semplice accensione dei motori, Valentina mi abbia scorticato un braccio, cosa sia accaduto quando l'aereo ha cominciato a scendere a tutta velocità.
E, giusto per rendere le cose più piacevoli, abbiamo beccato un vuoto d'aria pauroso che è durato non so quanti secondi!
Stavo per dire qualcosa tipo “non ti preoccupare, non è niente di grave”, ma poi mi sono ricordato che questa frase la disse Jack un secondo prima che l'aereo cadesse in “Lost” e ho deciso di osservare un silenzio che, purtroppo, viene probabilmente interpretato come preoccupazione da Valentina che, all'arrivo del vuoto d'aria, comincia a gridare.
Già mi vedevo a spaccare cocchi in qualche isoletta sperduta, quando ricordo che sto viaggiando in piena Europa.
Niente mare. Mi finisce a zappare la terra, se casco qui.
Comunque.
La discesa inverosimilmente ripida mi stava facendo scoppiare il cervello, giuro!, Valentina si era appropriata di buona parte della pelle del mio braccio nonché del mio udito, fortemente debilitato dalle sue urla, quando un botto e un paio di salti ci indicano che siamo atterrati.
Applausi, sospiri di sollievo, le prime medicazioni al braccio, è fatta.
Siamo a Praga.
E ne è valsa la pena di fare questo volo.
Almeno fino a un certo episodio...
P.S.: se ribecco quel cornuto di steward ceco che si spaccava dalle risate osservando la faccia terrorizzata di Valentina e la mia, storpiata dal dolore, gli faccio vedere che non tutti i luoghi comuni sui siciliani sono tali.
E la chiudo qui.
Prossimamente: "Travel chronicles 2007 - Praga 3 - La meravigliosa Vienna dell'est".
Giusto il tempo di sviluppare le foto.
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