martedì, 25 ottobre 2005,08:56
Penso che le parole più dolorose, laceranti e strazianti mai scritte in una canzone siano quelle che usa Fabrizio ne "la canzone di Marinella".
La lucida disperazione con cui descrive una donna sola, in attesa di qualcosa di grande e senza nemmeno il rimpianto di un amore finito a confortarla (sola senza il ricordo di un dolore/vivevi senza il sogno di un amore), che prova prima tutta la gioia di un incontro inaspettato con un principe azzurro, disceso dal cielo come un angelo dalle ali d'oro (un re senza corona e senza scorta/bussò tre volte un giorno alla sua porta/bianco come la luna il suo cappello/come l'amore rosso il suo mantello/tu lo seguisti senza una ragione/come un ragazzo segue un aquilone), una gioia infinita (c'era il sole e avevi gli occhi belli), un amore atteso troppo a lungo che esplode in una passione raccontata da parole ineguagliabili ("furono baci furono sorrisi/poi furono soltanto i fiordalisi/che videro con gli occhi delle stelle/fremere al vento e ai baci la tua pelle) per poi arrivare alla tragedia e all'impossibilità di credere che la morte ti possa portare via una così cosa bella (lui che non ti volle creder morta/bussò cent'anni ancora alla tua porta).
Non so cosa gli passasse per la testa in quel momento, ma Fabrizio in questa canzone ha veramente dato un significato nuovo alla parola "dolore".
Perchè non racconta solo la storia di Marinella che se ne va in cielo, ma di tutto l'amore del mondo che muore scivolando in un fiume maledetto, lasciando un vuoto disperato.
Il vuoto che può provare solo chi si rende conto che, a volte, la morte può sconfiggere l'amore (e come tutte le più belle cose/vivesti solo un giorno come le rose).
"Amando,
avere colei che si ama è la cosa più bella...
Amando,
lasciare colei che si ama è la cosa più bella dopo questa..."
W.M.Saccharea
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    Commenti
    #1   31 Agosto 2006 - 10:51
     
    Bè visto che faccio un pò di promo (non volermene a male) questo post invece sarebbe perfetto per:
    www.Emosuoni.com
    Ciao!
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    #2   20 Febbraio 2007 - 19:53
     
    Per esempio la Canzone di Marinella. Non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume e non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte. Così è nata la "Canzone di Marinella", che se vogliamo ha anch’essa delle motivazioni sociali, nascostissime. Ho voluto completamente mistificare la sorte di Marinella. Non ha altra chiave di lettura se non quella di un amore disgraziato; se tu non racconti il retroscena è impossibile che uno pensi che all’origine c’era una gravissima problematica sociale. Certi fatti della realtà, soprattutto quand’ero giovane, mi davano un grande fastidio, allora cercavo di mutare la realtà.
    http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/deandre/16.htm

    utente anonimo

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