
Ho già scritto sulla legge Biagi e su leggi equivalenti esistenti in altri paesi.
E non sono state tutte rose.
Una legge partita con buoni propositi e deragliata nella più totale anarchia di regole, sbilanciata eccessivamente verso gli imprenditori. Che dà un contributo essenziale verso alla flessibilità ma che spesso, fin troppo spesso, sfocia nel precariato eterno.
E lasciate perdere le cifre che arrivano, da destra e da sinistra.
Non rendono l'idea come la potrebbe rendere provarla direttamente sula propria pelle.
Fine del "reprise".
Qualche giorno fà vado al bar in fondo alla strada, lo stesso bar in cui lavora Sahim e lì incontro un mio "quasi amico", un conoscente di vecchia data.
Sulla trentina come me, brizzolato (non come me! :-P ), prende un caffè freddo.
Offro io, che sono "ricco".
Infatti avevamo già parlato già parlato in passato del suo lavoro e di come non gli permettesse di vivere sereno, diciamo.
Ma stavolta abbiamo il tempo di approfondire, facciamo insieme la strada del ritorno, chè lui lavora vicino il mio ufficio.
E lì, ascoltando ciò che mi dice, rabbrividisco.
Il tizio (da ora in poi D) lavora per la CGIL.
Per il primo sindacato italiano per numero di iscritti. D scarica volantini, li distribuisce, fà l'uomo di fatica, insomma un factotum.
Precario.
Non solo fa il "saltimbanco" ma pure precario. E lavora per la CGIL.
Senza ferie, senza diritto a giorni di malattia, maternità (anzi paternità), senza un cazzo.
Ok, già mi vedo i commentatori liberisti del blog che state leggendo, dirmi "ma lui che sa fare di specifico, per pretendere di essere pagato di più?"
Non è questo il punto. Che è anche vero che il tizio non è una cima.
Infatti mica vuole arricchirsi!
I punti sono altri tre:
Il primo è che la legge Biagi doveva essere utilizzata, nelle intenzioni degli autori e dei sostenitori, come strumento a disposizione di aziende che non potevano permettersi di assumere personale a tempo pieno e pertanto evitare il lavoro nero.
E la CGIL non può permettersi di pagare uno stipendio normale, seppur minimo??
Ecco, in un caso del genere e cioè grande azienda, con grandi guadagni ed ingenti sostentamenti statali come la CGIL prima assumeva a tempo indeterminato.
Adesso assume con contratti capestro, senza aggravi che pur potrebbe, e dovrebbe, pagare.
ll secondo punto è:
la legge Biagi regola i cosidetti co.pro., contratti a progetto. Ma D che progetto sta portando avanti? per quale progetto è stato assunto?
per distribuire volantini contro Berlusconi e la legge Biagi?
Ma è il terzo punto che mi fa davvero, ma davvero girare le palle.
Tutti lì a fare i comunisti, a difendere i diritti dei lavoratori degli altri...
e i propri lavoratori?
che diritti hanno? La CGIL vuole abolire i co.pro, però li usa per assumere personale.
L'ho già scritto altrove, lo ripeto adesso.
La flessibiltà è il futuro, adesso abbiamo solo precariato.
La mia generazione ha studiato pensando che un giorno si sarebbe "sistemata".
Che avrebbe trovato il posto per la vita, quello pagato discretamente, che gli avrebbe permesso di pagarsi il mutuo della casa la settimana di vacanza al mare.
In pochi anni la situazione è cambiata senza dare tempo alla società di abituarsi al cambiamento.
E cambiare modello di inserimento nel mondo del lavoro così repentiamente equivale a cambiare le regole.
Come entrare in campo per giocare una partita a calcio ed accorgersi che la squadra avversaria non ha più 11 giocatori, come avevate studiato a scuola, ma 20. In un lampo. Senza concertazione, senza niente.
A 10 anni di distanza dal pacchetto Treu, solo adesso stanno concedendo i mutui per atipici.
Prima hanno cambiato le regole, poi il mercato, le banche, ecc.. hanno cominciato ad adeguarsi. Ridicolo.
Comunque, torniamo a D.
Arrivo davanti all'ufficio, ci salutiamo e lui mi dice:
"beato te, che c'hai un lavoro così ben pagato".
Una volta i beati lavoravano per i sindacati.
P.S.: se le squadre impelagate nello scandalo calcio vengono punite con la retrocessione, l'anno prossimo il Catania ha buone possibilità di andare in Champions league.
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