
Ha perfettamente ragione Amato quando parla di fiction italiane.
Il pastrocchio buonista-luogocomunista che ha generato mostri anacronistici come il medico Giò, il bello delle donne, l'onore e il rispetto et similia è una specie di moloch inamovibile che infesta le nostre tv, quasi al pari dei reality.
Io non guardo molta televisione e ogni volta che lo faccio, me ne pento.
Ecco, mi piacerebbe guardarla di tanto in tanto.
Fosse solo per giustificare il versamento annuale che faccio alla RAI.
E proprio in funzione di quest'ultimo obolo, mi permetto di formulare una richiesta, che si ricollega direttamente alle considerazioni del ministro Amato:
vorrei anche io una fiction diversa.
Magari ambientata nella mia città, una città da mezzo milione di persone (sì, Catania è una bella città), piena di cultura (sì, Catania è patrimonio dell'Unesco, come Napoli) che racconta storie normali, non di mafia (sì, in Sicilia non siamo tutti mafiosi), in cui protagonisti normali, che parlano un normale italiano (sì, non tutti i siciliani non parlano come Vito Corleone) fanno lavori normali, che so, magari lavorano in un'agenzia di pubblicità (sì, in Sicilia ci sono agenzie di pubblicità, non solo campi di grano e pasticcerie), magari uno dei protagonisti è biondo (sì, ci sono parecchi siciliani biondi) e cose così.
Amore, azione, sentimenti, roba così.
Una storia normale (sì, la Sicilia è una terra normale).
Si può avere una fiction così, in cu ii protagonisti, per il solo fatto che sono siciliani, non sono tutti mafiosi e non parlano come Cuffaro?
- author: d4rkcloud
- category: televisione, attualitĂ comunicazione pubblic
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