
Mi viene difficile trovare le parole per descrivere il mio stato d'animo mentre ascolto Marini dire che non ci sarà discussione sull'eutanasia. Nessuna discussione.
Come mi viene difficile immaginare il mare di disperazione e dolore che porta un uomo a implorare il governo italiano (non Dio, il governo) di lasciarlo morire.
Chi ha avuto un malato terminale in famiglia sa bene cosa si prova e magari si astiene dal parlare.
Gli altri si attaccano a discussioni come il valore della vita, la sua sacralità. E pretendono di trattenere su questa terra chi non dovrebbe starci più, semplicemente perchè la scienza medica è progredita talmente tanto che riesce a tenere in vita anche chi in realtà è già morto.
Una scienza talmente potente da riuscire a travalicare il volere di un Dio, che quella persona vorrebbe tirarsela a sè.
Il volere di Dio (se esiste) è chiaro: gli ha tolto il respiro e la capacità di mangiare.
Lo vuole con sè.
Ma Marini non vuole. Lui e tanti altri. I vari Ferrara, Socci e compagnia brutta che adesso intervisteranno preti, amici di malati terminali, genitori di bambini con malattie terribili, li piazzarenno davanti alle telecamere, li sbatteranno in prima pagina, useranno la loro logorrea forbita per intortare la gente con le loro facezie da conservatori medievali, pur di negare il diritto ad una morte dignitosa a chi non chiede altro.
L'unica parola che mi viene in mente è ingerenza.
Incredibile ingerenza.
Perchè la vita, per certi tromboni paleoconservatori, non è un diritto ma un dovere.
Non è difficile capire chi non ha rispetto per essa, se chi vuole allungarla a costo di sofferenze inverosimili, o se chi semplicemente non commenta, non giudica, non impone le proprie convinzioni morali agli altri.
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